3 modelli di agricoltura vincenti

 Da diversi anni si sono sviluppate sempre più nuove filosofie e tecniche colturali alternative, ed oggi la grande platea dei consumatori ha una coscienza ormai consolidata di quello che significano i problemi ambientali in senso generale. È proprio grazie a questa nuova consapevolezza che queste tecniche di coltivazione iniziano ad essere il fondamento metodologico per un numero sempre maggiore di aziende agricole, anche di media e grande dimensione.

AGRICOLTURA BIOLOGICA

Si definisce “biologico” un metodo di produzione inquadrato, dal punto di vista legislativo, sia a livello comunitario che nazionale. L’agricoltura biologica rappresenta un metodo di coltivazione e di allevamento che ammette solo l’impiego di sostanze naturali, presenti cioè in natura, escludendo l’utilizzo di concimi, diserbanti ed insetticidi di derivazione chimica. Inoltre si previlegia l’uso di tecniche agricole che mirano ad uno sfruttamento meno intensivo del terreno. Il passaggio intermedio, dall’agricoltura convenzionale (moderna) a quella biologica, è stato lo sviluppo dell’Agricoltura integrata, metodo a minor impatto della convenzionale, che prevede l’adozione di tecniche compatibili con la conservazione dell’ambiente e la sicurezza alimentare. L’agricoltura biologica sta diffondendosi velocemente anche grazie alle normative e alle certificazioni, che ne garantiscono le caratteristiche qualitative e gli permettono di essere commercializzabile anche dalla grande distribuzione.

AGRICOLTURA BIODINAMICA

L’agricoltura biodinamica nasce prima dell’agricoltura biologica. Si basa sul rapporto dinamico esistente tra l’ambiente naturale e gli organismi che vi vivono. È un metodo di coltivazione elaborato dal filosofo Rudolf Steiner intorno al 1920, basato su una visione che, includendo l’idea di agricoltura biologica, considera come un unico sistema il suolo e la vita che si sviluppa su di esso. Semplificando vi sono due principi che regolano la teoria biodinamica di Steiner, le complesse fasi del compostaggio del materiale destinato alla concimazione delle colture e le fasi lunari, a cui è data un’importanza fondamentale nell’organizzazione delle operazioni colturali. È per questa ragione che viene messo a disposizione degli agricoltori che seguono questo metodo il calendario biodinamico, nel quale sono specificati i giorni “aria”, “acqua”, “luce” e “terra”; ognuno dei quali ha uno specifico riflesso sulla vita del seme o della pianta.Una caratterisctica che differenzia l’agricoltura biologica e biodinamica è che quest’ultima prevede l’utilizzo di alcuni preparati a base minerale, vegetale e animale detti “preparati biodinamici”. Questi preparati, che si potrebbero definire “omeopatici”, si dividono in due gruppi: i preparati da spruzzo e i preparati da cumulo. La biodinamica è molto più articolata e complessa dell’agricoltura biologica, ed è infatti considerata la fonte ispiratrice da cui si è sviluppata la moderna agricoltura biologica. Anch’essa ha un’associazione ed un marchio che la rappresentano e ne garantiscano la qualità (Associazione Demeter), ma non è normata a livello comunitario e nazionale come la biologica.

AGRICOLTURA NATURALE

Una definizione possibile di agricoltura naturale è: tecnica a bassa intensità di terra, di capitale e di lavoro e ad alta intensità di Mu. Si capisce subito che qui la cosa è un po’ filosofica… tanto per cominciare, che cos’è il Mu? Il Mu è una filosofia che deriva dal Taoismo ed insegna a non aggredire più la terra, gli insetti, i vermi, i funghi, ma a sviluppare la biodiversità necessaria a creare un sistema naturale in equilibrio dinamico.
Il suo diffusore fu, negli anni ’40 del secolo scorso, un microbiologo giapponese (Masanobu Fukuoka), non convinto dell’effettiva utilità delle pratiche agricole, sia quelle tradizionali dell’epoca che quelle moderne che iniziavano ad affermarsi.
L’Agricoltura naturale ci insegna che è possibile coltivare lasciando che sia la natura, nella sua complessità e nei suoi tempi perfetti, a produrre il cibo necessario, senza che l’intervento “violento” dell’uomo ne alteri il corso. Questo metodo, che si potrebbe definire della “non-azione”, è basato su quattro principi fondamentali che vado a riassumere.

  • Nessuna lavorazione, cioè niente aratura, né capovolgimento del terreno. La terra si lavora da sé, grazie all’azione di penetrazione delle radici e all’attività dei microrganismi e della microfauna del suolo.
  • Nessun concime chimico o compost. Lasciato a se stesso il suolo conserva naturalmente la propria fertilità, in accordo con il ciclo naturale della vita vegetale e animale.
  • Né diserbanti, né erpici per eliminare le malerbe. Le piante spontanee hanno un ruolo specifico nella fertilità del suolo e nell’equilibrio dell’ecosistema, devono solo essere controllate con una pacciamatura di paglia o con l’inerbimento con leguminose.
  • Nessun impiego di insetticidi poiché la natura è in equilibrio perfetto. Insetti nocivi e agenti patogeni sono sempre presenti, ma non prendono mai il sopravvento fino al punto da rendere necessario l’uso di prodotti chimici.

I sostenitori di questa tecnica colturale/filosofica si asseriscono che il biologico è un’etichetta, l’agricoltura naturale è invece quella che ha un vero e diretto rapporto con il clima, con la pianta, con gli uomini. Legato al concetto di agricoltura naturale vi è quello di Agricoltura sinergica e di Permacoltura. La prima studia e sfrutta il complesso sistema di relazioni tra le consociazioni vegetali, i microrganismi del suolo e gli elementi nutritivi. La “Permacoltura”, invece, deriva il suo nome dall’inglese permaculture che è una contrazione di permanent agriculture. Secondo il coniatore del termine Bill Mollison: “una cultura non può sopravvivere a lungo senza una base agricola sostenibile ed un’etica dell’uso della terra”. Più che un insieme di tecniche agricole la permacultura è un sistema di progettazione per insediamenti umani ecosostenibili, fondati sull’attenzione totale al territorio e ai metodi di coltivazione applicati. Essa è strettamente connessa all’agricoltura naturale che ne è sicuramente l’aspetto tecnico metodologico più conforme ad essa.

Tralasciando l’approfondimento tecnico dei metodi di coltivazione a cui si è accennato direi che il dato fondamentale è l’attuale sopravanzare dell’era biologica, e il conseguente parziale abbandono dell’era chimica. Anche se è vero che non tutti gli aspetti dell’agricoltura biologica, attualmente normata, sono sempre condivisibili ed in linea con una logica di minimizzazione dell’impatto ambientale, è altresì vero che è in atto un profondo cambiamento, punto di partenza per un futuro diverso e migliore. Nell’ultimo secolo si è solo pensato ad aumentare le produzioni, senza preoccuparsi del prezzo che stavamo pagando per questa visione parziale del problema. Qualità e sostenibilità (durata nel tempo) delle produzioni stesse sono infatti altri due fattori fondamentali da considerare.